Santi Gioacchino e Anna

Vangelo (Mt 13, 8-23) Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

gioacchino e annaIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Commento

Questa parabola, presente anche negli altri due Sinottici, è emblematica del rapporto tra il cuore e la Parola di Dio. Il seminatore getta a larghe bracciate il seme, senza preoccuparsi di scegliere il terreno. Solo i semi che cadono sulla terra buona danno un prodotto abbondante, che forse controbilancia la perdita precedente. Gesù, anche se non lo dice, si paragona al seminatore. È infatti sua, non nostra, la generosità nello spargere il seme. Certo quel seminatore non è un freddo e misurato calcolatore. Potremmo dire persino che “spreca” il seme. Sembra, inoltre, che riponga fiducia anche verso quei terreni che sono più una strada o un ammasso di sassi che un luogo arato e disponibile. Eppure anche su questi getta il seme. Chissà, magari in una crepa, quel seme potrebbe attecchire prima che “il maligno” venga e lo rubi. Tutto il terreno è importante per il seminatore. Importante, forse, quanto lo stesso seme. E il terreno è il cuore degli uomini, inoltre il seme è la Parola di Dio. Il seme viene dall’alto, non nasce spontaneamente dalla terra, non è il prodotto naturale e spontaneo di una sorta di sentimento religioso. La Parola viene da fuori. Ma entra profondamente nel terreno, fa diventare in certo modo una cosa sola con esso; non rimane un corpo estraneo. Se questa parola viene accolta porta frutti impensati.

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