VANGELO (Gv 17,20-26) Siano perfetti nell’unità.
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Commento
Gesù, poco prima di essere arrestato, nella parte più intensa e struggente della sua preghiera, ha pregato anche per noi due, amico lettore. Nella sua preghiera sacerdotale ha chiesto per i discepoli che crederanno grazie all’annuncio degli apostoli, cioè noi, il dono di dimorare nell’unità. Unità col Signore Gesù e il Padre nello Spirito che stiamo attendendo, e unità tra i discepoli, ben più difficile da ottenere. A volte, guardando alla Chiesa, si resta sconsolati: rischiamo di essere come i farisei e i sadducei che, pur essendo tutti ebrei, litigano al riguardo della resurrezione dai morti, in modo che Paolo, furbescamente, riesce ad evitare il giudizio dei suoi compatrioti. Nella Chiesa dobbiamo imparare a rispettare le diversità, ad accogliere le differenze di opinione. Troppo spesso, appellandoci all’unità della Chiesa e all’obbedienza, al rispetto delle norme e delle tradizioni, finiamo col portare avanti non il vangelo ricevuto da Cristo, ma la sensibilità di una devozione legata alla cultura da cui proveniamo. Impariamo, proprio a partire dalle comunità, a distinguere le cose essenziali dell’annuncio (l’amore fra noi derivante dal Padre!) dalle cose conseguenti (la liturgia, la vita morale, l’organizzazione…).