Il granaio più difficile da svuotare

Lunedì 19 ottobre 2026 – XXIX settimana del Tempo Ordinario – San Pietro d’Alcantara, sacerdote francescano

Prima lettura: Ef 2,1-10 | Salmo 99 | Vangelo: Lc 12,13-21

Quando avere ragione non basta

Tutto comincia con una questione di eredità. Un uomo chiede a Gesù di intervenire perché suo fratello divida con lui i beni di famiglia. Non sappiamo chi dei due abbia ragione, e Gesù non si mette a fare il notaio. Piuttosto, porta il discorso su un terreno molto più scomodo: che posto occupano le cose nella nostra vita?

Attenzione, però. Gesù non sta dicendo che dobbiamo rinunciare a ciò che è giusto o lasciare che gli altri ci portino via quello che ci spetta. Sta dicendo qualcosa di più profondo: possiamo avere tutte le ragioni del mondo e, nel frattempo, perdere la pace, gli affetti e perfino noi stessi. A forza di difendere ciò che possediamo, rischiamo di diventare proprietà delle cose che difendiamo.

Il ricco che parlava soltanto con sé stesso

Nella parabola, il raccolto è abbondante, i progetti sono ambiziosi e i magazzini stanno per diventare più grandi. Tutto sembra funzionare. Eppure, in mezzo a tanta abbondanza, manca qualcuno.

Quell’uomo parla soltanto con sé stesso. Non c’è una persona da ringraziare, un povero da aiutare, un fratello con cui condividere. Ha pensato a conservare tutto, ma non si è preoccupato di vivere davvero.

Sarebbe comodo pensare che questa parabola riguardi soltanto chi ha molti soldi. In realtà, si possono costruire magazzini anche senza possedere un centesimo. Possiamo accumulare prestigio, sicurezze, risentimenti, bisogno di controllo, convinzioni alle quali non permettiamo a nessuno di avvicinarsi. Perfino le nostre ragioni possono diventare un patrimonio da custodire gelosamente.

E qualche volta il granaio più difficile da svuotare è proprio quello che ci portiamo dentro.

San Pietro d’Alcantara: la povertà che non si ferma al saio

Oggi la famiglia francescana celebra san Pietro d’Alcantara, un uomo che prese tremendamente sul serio la scelta di seguire Cristo sulle orme di Francesco. Non si limitò a predicare la povertà, ma cercò di riportare i suoi fratelli alla radicalità del Vangelo, cominciando dalla propria vita.

Le sue penitenze furono durissime, tanto da apparirci quasi impossibili. Ma sarebbe un errore fermarsi a questo aspetto della sua santità. Pietro aveva compreso che il problema non era semplicemente possedere poco, ma lasciare che Dio diventasse davvero il centro di tutto.

Ed è proprio qui che la sua testimonianza continua a provocare anche noi. Perché si può indossare un abito povero e avere il cuore pieno di pretese. Si può rinunciare ai beni materiali e restare disperatamente attaccati alla propria volontà, alle proprie abitudini, al bisogno di avere sempre l’ultima parola.

La povertà francescana non si misura soltanto da quello che abbiamo lasciato, ma anche da quello che non siamo ancora capaci di lasciare andare.

È una domanda che riguarda i conventi, certamente, ma anche ogni famiglia e ogni persona che desideri vivere il Vangelo senza troppi compromessi.

La ricchezza che non si tiene per sé

Nella prima lettura, san Paolo ci presenta un altro ricco: Dio, «ricco di misericordia».

Che differenza rispetto all’uomo della parabola! Quello accumula tutto per sé, mentre Dio dona senza risparmio. Uno costruisce magazzini sempre più grandi, l’Altro apre continuamente le porte della sua misericordia.

Forse è proprio questa la conversione che oggi ci viene chiesta: smettere di misurare la vita da ciò che riusciamo a trattenere e cominciare a riconoscerne la bellezza in ciò che sappiamo donare.

Perché alla fine non porteremo con noi né i nostri beni, né i nostri titoli, né tutte le volte in cui abbiamo avuto ragione.

Resterà l’amore che avremo avuto il coraggio di non tenere soltanto per noi.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore, qualche volta siamo più ricchi di quanto immaginiamo, ma non delle cose che contano davvero. Abbiamo riempito i nostri piccoli magazzini di paure, pretese, orgoglio e ragioni che non vogliamo cedere. Aiutaci a riconoscere ciò che ci tiene prigionieri. Per intercessione di san Pietro d’Alcantara, insegnaci quella povertà che rende liberi, quella che non ha bisogno di essere esibita e che lascia spazio a Te e agli altri. E quando saremo tentati di stringere ancora più forte ciò che possediamo, ricordaci che le mani chiuse non riescono nemmeno ad accogliere un dono. Amen.

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