L’amore che non fa calcoli

Gesù sta parlando ai suoi discepoli. Non alla folla. A quelli che hanno già scelto di seguirlo. E dice loro parole che rovesciano ogni logica umana: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male».

Non è un consiglio. Non è un ideale riservato alle anime perfette. È il cuore del Vangelo.

Perché l’amore di cui parla Gesù non si riduce a un sentimento. Non nasce necessariamente dalla simpatia o dall’affinità. Nasce dall’aver conosciuto un Dio che ci ha amati per primo e diventa, dentro di noi, una scelta concreta: scegliere il bene dell’altro anche quando l’altro non ci ama.

Amare chi ci ama è naturale. Lo fanno tutti. Amare chi ci odia è il segno che qualcosa di nuovo è entrato nella nostra vita.

È il segno che abbiamo cominciato ad amare come ama Dio.

La misura traboccante

Gesù non si ferma alle parole. Scende nei dettagli. Offri l’altra guancia. Lascia anche la tunica. Da’ a chi ti chiede. Non chiedere indietro ciò che ti è stato tolto.

Non sono inviti al masochismo né alla passività davanti al male. Sono inviti alla libertà.

Perché chi risponde al male con il male diventa prigioniero del male. Chi restituisce colpo su colpo entra nella stessa logica di chi lo ha ferito. Chi passa la vita a tenere il conto di ciò che gli è dovuto finisce per consegnare agli altri le chiavi della propria pace.

L’amore evangelico spezza questa catena. Non perché è debole, ma perché è libero.

E Gesù ne rivela la sorgente: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso».

È qui il centro di tutto.

Non ci viene chiesto di amare senza calcoli perché siamo migliori degli altri, né perché dobbiamo diventare eroi della bontà. Ci viene chiesto perché siamo figli di un Padre che non ha fatto calcoli con noi. Un Padre benevolo anche verso gli ingrati e i malvagi. Un Padre che continua a donare anche quando non viene ricambiato.

Per questo Gesù può promettere: «Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo».

Dio non è un contabile che misura al centesimo. È un Padre che dona senza misura. E chi impara a donare secondo il suo cuore scopre di essere già dentro l’abbondanza di Dio.

La conoscenza che gonfia e la carità che edifica

Paolo, nella prima lettura, mette in guardia i Corinzi da una tentazione sottile: la conoscenza che gonfia.

I Corinzi sanno che gli idoli non sono dèi. Sanno che mangiare le carni sacrificate agli idoli, in sé, non cambia nulla. Hanno ragione. Ma la loro conoscenza rischia di ferire i fratelli più deboli, che ancora non hanno compreso questa libertà.

Paolo non mette in discussione ciò che sanno. Mette in discussione il modo in cui usano ciò che sanno.

Si può avere ragione e fare del male. Si può essere nel giusto e ferire un fratello. Si può vincere una discussione e perdere una persona.

«La conoscenza gonfia, mentre la carità edifica».

La domanda, allora, non è soltanto: ho ragione?

La domanda è: quello che sto facendo costruisce o distrugge? Aiuta l’altro a crescere oppure lo ferisce? La mia libertà diventa occasione di bene oppure motivo di caduta per qualcuno?

Paolo arriva a dire: se un cibo scandalizza mio fratello, non mangerò mai più carne. Non perché il cibo sia sbagliato. Ma perché il fratello è più importante del cibo.

La carità sa perfino rinunciare a un diritto quando quel diritto rischia di diventare una ferita per l’altro.

La misura con cui misuriamo

Gesù conclude: «Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

È una parola seria.

Il modo in cui trattiamo gli altri non è indifferente davanti a Dio. La misericordia che concediamo, il perdono che rifiutiamo, la durezza con cui giudichiamo entrano nella verità del nostro rapporto con Lui.

Non possiamo chiedere continuamente misericordia per noi e poi negarla agli altri.

E nello stesso tempo accade qualcosa dentro di noi: il cuore duro finisce per vedere tutto con durezza. Il cuore misericordioso, invece, impara lentamente a riconoscere anche negli altri la fragilità che conosce in se stesso.

La misura che usiamo con gli altri dice molto di ciò che portiamo nel cuore.

E Gesù ci invita a prendere come misura non noi stessi, non i torti subiti, non ciò che gli altri meritano.

La misura è il Padre.

Un Padre che ama senza calcoli.


Trasforma la Parola in preghiera

Pensa a qualcuno che fai fatica ad amare. Non necessariamente un nemico. Può essere una persona che ti ha ferito, che ti ha deluso, che ti irrita, che continui a giudicare.

Gesù non ti chiede di provare simpatia. Ti chiede qualcosa di più profondo: di non lasciare che il male ricevuto decida che persona diventerai.

Ti chiede di benedire. Di pregare. Di non tenere continuamente il conto. Di imparare, poco alla volta, la misericordia del Padre.

**Signore Gesù,
tu che ci hai mostrato
l’amore misericordioso del Padre,
insegnami ad amare senza calcoli.

Quando il mio cuore si indurisce,
quando tengo il conto dei torti subiti,
quando sono tentato di rispondere
al male con il male,
fermami.

Ricordami quanto sono stato amato,
perdonato, atteso da te.

Donami la libertà
di chi non è prigioniero del risentimento,
il coraggio di benedire
quando sarebbe più facile ferire,
la forza di donare
senza chiedere sempre qualcosa in cambio.

Quando la mia conoscenza
rischia di diventare superbia,
ricordami che la carità edifica
e che nessuna ragione vale
più di un fratello.

Insegnami a misurare gli altri
con la misericordia
con cui tu continui a misurare me.

E fa’ che, giorno dopo giorno,
il mio cuore assomigli un poco di più
al cuore del Padre,
che ama senza calcoli
e dona senza misura.

Amen.**

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