IL CONCIME NON PROFUMA, MA FA CRESCERE

Sabato 24 ottobre 2026 – XXIX settimana del Tempo Ordinario

Prima lettura: Efesini 4,7-16
Salmo responsoriale: Salmo 121
Vangelo: Luca 13,1-9

Prima di giudicare, guardiamoci allo specchio

Una strage ordinata da Pilato, diciotto persone morte sotto il crollo di una torre. La cronaca nera esisteva anche ai tempi di Gesù e, a quanto pare, pure il vizio di cercare una colpa nelle disgrazie altrui.

Gesù non lascia spazio agli equivoci: quelle vittime non erano più peccatrici degli altri. Dio non distribuisce tragedie come punizioni.

Poi, però, arriva la stoccata: «Se non vi convertite…».

Tradotto: smettetela di indagare sui peccati degli altri e occupatevi dei vostri. Perché siamo bravissimi a individuare le crepe nella vita del prossimo, mentre sulle nostre preferiamo stendere una bella mano di vernice.

Quel vignaiolo con le mani sporche

Gesù racconta poi di un fico che da tre anni non produce frutti. Il proprietario vorrebbe tagliarlo, ma il vignaiolo chiede ancora tempo. Zapperà la terra, metterà il concime, proverà a salvarlo.

Che bella questa immagine di Dio! Non un padrone impaziente, ma qualcuno disposto a sporcarsi le mani pur di non perderci.

Eppure, c’è un particolare: il concime non profuma.

Nemmeno certe verità che dobbiamo ascoltare, le correzioni che ci infastidiscono, le delusioni che ci costringono a cambiare strada.

Vorremmo diventare persone migliori senza essere disturbati troppo. Magari anche santi, purché nessuno tocchi le nostre abitudini.

Ma un terreno che nessuno smuove finisce per indurirsi. E un cuore, purtroppo, può fare la stessa fine.

La pazienza di Dio non è una scusa

San Paolo, nella prima lettura, ci ricorda che ciascuno ha ricevuto dei doni per contribuire alla crescita degli altri.

E allora vale la pena domandarsi: che cosa stiamo facendo di quei doni?

Il fico della parabola non è un albero cattivo. Semplicemente, non porta frutto. E forse questo dovrebbe farci riflettere più di tante altre cose.

Si può attraversare un’intera vita senza commettere grandi cattiverie, ma anche senza compiere tutto il bene di cui saremmo capaci.

Il vignaiolo chiede ancora un anno. Non sappiamo se il fico porterà frutto. Gesù lascia la storia aperta, quasi aspettasse una risposta da noi.

Perché la pazienza di Dio è immensa, ma non è un invito a prendercela comoda.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore, qualche volta somiglio proprio a quel fico. Ho ricevuto tanto, eppure trovo sempre qualche buona scusa per i frutti che non porto. Ti ringrazio perché continui a prenderti cura di me, anche quando mi ostino a non cambiare. Smuovi pure la terra attorno alle mie radici, anche quando protesto perché mi dà fastidio. Liberami dalla tentazione di giudicare gli altri e insegnami a riconoscere ciò che devo correggere in me. E soprattutto, Signore, non permettere che sprechi il tempo che mi regali aspettando sempre un domani migliore. Aiutami a far maturare qualcosa di buono oggi, perché anche un solo frutto, se donato con amore, può fare la differenza. Amen.

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