Conversione di Paolo – 25 gennaio

La Luce che non accusa
Non fu un raptus di coscienza.
Non fu un discorso convincente.
Non fu un argomento teologico.
Fu una Luce.
Una Luce che non umiliò, ma piegò.
Una Luce che non accusò, ma chiese:
«Saulo, perché mi perseguiti?»
Era la prima volta che Saulo sentiva la voce di Cristo rivolta a lui.
E non era una condanna.
Era una confidenza ferita.
Saulo non era un ateo.
Non era un dissoluto.
Pregava, studiava, obbediva.
Ed era sicuro di avere ragione.
La Luce non gli tolse la fede.
Gli tolse la sicurezza.
La cecità che apre il cuore
Il primo miracolo non fu la guarigione degli occhi.
Fu la frattura dell’orgoglio.
La terra su cui cadde non era una caduta: era un grembo.
Da quella polvere nacque la Chiesa delle porte aperte.
I giorni di cecità furono il suo battesimo silenzioso.
Dove non si vede nulla, si impara ad ascoltare.
Dove non si cammina da soli, si impara a fidarsi.
Paolo non venne trasformato da un’idea, ma da un incontro.
Non imparò un nuovo catechismo, ma un nuovo modo di amare.
Quando Anania arrivò, Saulo non vide un avversario.
Vide un fratello.
Ed è lì che cominciò la conversione dell’intera cristianità:
non dalla luce del cielo, ma dalla mano di un uomo.
La Chiesa non risorge da sola.
Nessun cristiano guarisce senza l’altro.
Le lacrime sono il primo sacramento dell’unità.
L’unità che nasce dalla polvere
Il Cristo che parlò sulla via di Damasco non disse “Perché perseguiti la mia dottrina?”,
ma:
«Perché perseguiti me?»
L’unità è tutta in questa sillaba: Me.
Corpo unico.
Sangue unico.
Battesimo unico.
Tutto il resto è polvere che passa.
Paolo lo capì nel suo corpo: quando ferisci un fratello, trafiggi Cristo;
quando riconcili un fratello, fasci le piaghe di Cristo.
Chi ha visto la Luce non sopporta più le ombre della divisione.
Chi è stato amato contro merito non può più escludere nessuno.
L’unità non è un’idea ecumenica.
È una croce.
Una perdita di orgoglio.
Una resa d’amore.
E ogni volta che un cristiano smette di contare le differenze
e accoglie un fratello,
il cielo ricomincia a brillare sulla terra di Damasco.
Allora la voce torna a farsi sentire:
“Alzati. Cammina. Io sono con te.”
Perché la conversione non è finire a terra.
È rialzarsi in Cristo,
e non camminare più da soli.