Lupi, pecore e quella forza che non è nostra

Gesù non ha mai preso in giro nessuno. Mai venduto illusioni, mai promesso tappeti rossi. Oggi lo sentiamo dire una frase che fa accapponare la pelle: «Vi mando come pecore in mezzo ai lupi». Punto. Non come leoni, non come generali vittoriosi, non come influencer da milioni di follower. Come pecore. Inermi, vulnerabili, senza artigli. In mezzo a lupi che sbranano.

E subito dopo aggiunge: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe». Prudenti, non furbi. Semplici, non ingenui. È un equilibrio da funamboli. Perché la prudenza senza semplicità diventa calcolo. E la semplicità senza prudenza diventa ingenuità esposta al male. Gesù ci vuole svegli, ma puliti. Occhi aperti e cuore trasparente. In un mondo che ti insegna a essere duro per sopravvivere e falso per far carriera, Lui ci chiede di restare veri. Roba da santi.

Poi il discorso si fa ancora più duro. Gesù parla di tribunali, flagellazioni, tradimenti in famiglia. Fratelli che consegnano fratelli. Padri contro figli. Il sangue del tuo sangue che diventa il tuo accusatore. Non sta raccontando un film horror. Sta descrivendo quello che è successo a tanti primi cristiani, e quello che succede ancora oggi in troppe parti del mondo dove credere in Lui ti costa la pelle. Ma c’è anche un altro tradimento, più silenzioso e quotidiano. Quello di chi ti isola perché non ti allinei. Di chi ti sfotte perché vivi con coerenza. Di chi ti mette alla porta perché osi parlare di pace in un mondo che fabbrica armi, di onestà in un sistema che vive di mazzette, di perdono in una cultura che predica vendetta.

E noi? Come si fa a reggere un colpo così? Qui arriva il cuore del Vangelo di oggi: «Non preoccupatevi di come o di che cosa direte… non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

È il cuore inatteso del Vangelo. Gesù non dice: vi darò un manuale di sopravvivenza. Non dice: frequentate un corso di public speaking così nei processi farete bella figura. Dice: state tranquilli, perché in quell’ora non sarete soli. C’è una Presenza che si mette dentro di voi e parla in voi, attraversando anche la vostra paura. Lo Spirito Santo non è un optional per anime pie. È il fuoco che ti accende la lingua quando hai paura di parlare. È la calma che ti invade quando il panico vorrebbe divorarti. È la forza che non è tua e proprio per questo non si esaurisce mai.

Quante volte ci siamo trovati in situazioni in cui non sapevamo cosa dire? Davanti a un dolore troppo grande, davanti a un’ingiustizia che ci ha tolto il fiato, davanti a qualcuno che ci attaccava e voleva farci a pezzi. E quante volte, dopo aver balbettato qualcosa, ci siamo accorti che quelle parole non erano farina del nostro sacco. Che erano venute da Altrove. Era Lui. Lo Spirito che parlava con la nostra voce, usando la nostra bocca come una porta aperta.

L’ultima frase del brano è enigmatica: «Non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo». Non è un oracolo da decifrare con la calcolatrice. È una promessa: il tempo della testimonianza è breve, il Signore è già in cammino, la meta non è lontana. Non serve percorrere tutto il mondo per sentirsi arrivati. Basta il passo fedele di oggi. Basta la testimonianza di questa giornata. Perché mentre tu stai ancora camminando, Lui ti viene incontro.

Allora, in questo giorno, cosa ci portiamo a casa? Una certezza e un impegno. La certezza: non siamo soli. Mai. Anche quando tutto crolla, anche quando chi doveva amarci ci volta le spalle, anche quando non troviamo le parole. C’è un Altro che regge con noi il peso della testimonianza. L’impegno: essere pecore, non lupi. In un mondo di predatori, scegliere di restare umani. Inermi forse, ma liberi. Vulnerabili, ma indistruttibili nell’anima. Perché chi ha lo Spirito dentro non lo ferma nessuno. E chi persevera fino alla fine è già dentro una salvezza che lo raggiunge mentre cammina.

Questa voce è stata pubblicata in Generale, Una Parola per oggi e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.