
Ci sono momenti in cui tutto sembra fermo.
Come se qualcosa, dentro o fuori di te, fosse entrato in una tomba.
Un sogno, una relazione, una speranza, una fiducia spezzata.
A Betania Gesù arriva tardi.
Lazzaro è già morto.
La pietra è già stata messa.
La parola “fine” sembra aver avuto l’ultima voce.
Marta e Maria conoscono bene quella ferita che forse anche tu conosci:
“Se Tu fossi stato qui…”
Se Tu fossi arrivato prima.
Se Tu avessi impedito.
Se Tu avessi capito.
Sono frasi che nascono dal dolore, non dalla mancanza di fede.
Gesù non risponde subito con un miracolo.
Si ferma.
Ascolta.
E piange.
Dio, oggi, si mostra così: un Dio che non resta fuori dalla tua morte, un Dio che entra nel tuo pianto.
Poi chiede una cosa semplice e terribile insieme:
“Togliete la pietra”.
La risurrezione comincia sempre da lì.
Da una pietra che qualcuno deve spostare.
Da una resistenza che deve cedere.
Da una paura che va affrontata.
Forse anche tu hai una pietra davanti a qualcosa che non vuoi più guardare.
Una perdita che non riesci a toccare.
Una ferita che tieni chiusa perché fa troppo male.
Gesù non ti chiede di non aver paura.
Ti chiede di fare spazio alla Sua voce proprio lì.
“Lazzaro, vieni fuori!”
È una chiamata che attraversa la morte.
È una parola che non ha paura dei sepolcri.
Il gradino da salire oggi è questo:
credere che anche ciò che sembra perduto può ancora essere chiamato per nome.
Il tuo nome.
La tua storia.
Ciò che pensavi finito.
Lazzaro esce ancora legato.
La vita nuova non è subito perfetta.
È un cammino che inizia.
E forse anche per te, in questo tempo favorevole,
non si tratta di ricominciare da tutto,
ma di lasciarti chiamare fuori un passo alla volta.
Preghiera
Signore Gesù,
Tu conosci le mie tombe interiori,
ciò che tengo chiuso per paura di soffrire ancora.
Nel tempo favorevole,
pronuncia il mio nome
là dove io non oso più sperare.
Donami il coraggio di togliere la pietra
e la grazia di tornare alla vita,
anche lentamente.
Amen.