SAN LORENZO

VANGELO   (Gv 12,24-26) Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.
427058_396672990346854_375939479086872_1707225_1774112562_nIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in  terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Commento

Gesù spiega come si realizzerà il disegno paradossale della vita tramite la morte e come egli porterà a compimento la sua missione.
La piccola parabola del seme che cade nel terreno e muore è assai espressiva e semplice: il seme è Gesù che, come il chicco di grano, deve morire per diventare sorgente di vita per tutti. Senza la morte non c’è fecondità, vita nuova e abbondanza di frutti.
La vita nuova che Gesù dona è la conseguenza della sua disponibilità e della sua morte.
La strada percorsa dal Maestro diviene la stessa che deve percorrere il discepolo, perché è partecipando alla sua morte che si raggiunge la gloria della vita. Solo chi si perde, si realizza.
Il più grande ostacolo alla piena donazione, e conseguentemente alla realizzazione di sé, è il timore di perdersi e di sacrificarsi in questo mondo. Gesù avverte chiaramente ogni discepolo: l’attaccamento a se stesso conduce al compromesso, mentre la completa maturità consiste nell’attività dell’amore, nella donazione che è servizio ad ogni fratello. Solo chi dona totalmente se stesso per amore, porta frutto e si apre ad un destino pieno di vita eterna.
Il detto sul servizio del v. 26 richiede al discepolo identità di vedute e di ideali con Gesù, collaborazione alla sua stessa missione, imitazione fino alla sofferenza e alla morte.
Questo orientamento di vita al seguito di Gesù è legato ad una ricompensa assicurata: la certezza di stare uniti con lui, di dimorare nell’amore del Padre (cfr Gv 14,3; 17,24) e di ricevere una “gloria” simile a quella del Figlio. Se il mondo disprezzerà i discepoli di Gesù, il Padre stesso li onorerà e li tratterà da figli (cfr Gv 5,44) rivelando loro il suo amore (Gv 17,24-26).      

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