Giovedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

VANGELO   (Mt 9,1-8) Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
guarisce In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse  nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un  letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio,  figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù,  conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel  vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i  peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il  Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati  – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua».  Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Commento
Siamo di fronte alla pagina densissima del sacrificio di Abramo. Dio  gli domanda una cosa terribile: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio  che ami, Isacco, va … e offrilo in olocausto”. Abramo non rifiuta, non  risparmia il proprio figlio. Egli ha il vero senso del sacrificio, sa  che è un atto di unione a Dio, sa che è un atto più di Dio che  dell’uomo, perché solo Dio può santificare e ciò che è offerto in  sacrificio è santificato. E parte. Non capisce, non sa come Dio farà, ma  ha fiducia in
lui, “cammina nella fede”, come dice san Paolo: “Egli pensava infatti  che Dio è capace di far risorgere dai morti” (Eb 11,19). Un sacrificio è sempre una risurrezione, perché è azione divina; se fosse un’azione  umana sarebbe semplice distruzione, ma è azione di Dio.
È bellissimo, nel racconto biblico di Gn 22, il dialogo fra Abramo e  Isacco. “Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: Padre mio! Rispose:  Eccomi, figlio mio. Riprese: Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è  l’agnello per l’olocausto?”. Il racconto dice che l’agnello è lui,  Isacco, ma egli non lo sa e chiede dove sia l’agnello. “Abramo rispose:  Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!”. Non è un  modo per sfuggire alla domanda: veramente egli stesso non sa dove sia  l’agnello. Egli fa quello che pensa di dover fare per adempiere il  comando di Dio, ma intuisce che qualcosa dovrà succedere, che Dio  procurerà la vittima per l’olocausto. E la fiducia, la fede di Abramo  sono ricompensate. Al momento estremo, Dio interviene:
“Abramo, Abramo! Non stendere la mano contro il ragazzo… Ora so che tu  temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”. Non  Isacco viene sacrificato, ma un ariete che Abramo vede con le corna  impigliate in un cespuglio. “Poi l’Angelo del Signore chiamò dal cielo  Abramo per la seconda volta e disse: Perché tu hai fatto questo… io ti  benedirò con ogni benedizione… Saranno benedette per la tua  discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla  mia voce”.
Adesso noi sappiamo che questa pagina è profezia del sacrificio di Gesù,  che realmente Dio ha provveduto l’agnello per l’olocausto. L’agnello  non è Isacco, non è l’ariete, è l’Agnello di Dio che toglie i peccati  del mondo di cui parla il Vangelo. Quando vediamo Isacco caricato della  legna per il sacrificio, è Gesù che vediamo, caricato della croce, Gesù  che sale al Calvario, offerto da Dio stesso. “Dio  scrive san Paolo  non  ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi”. L’unico  sacrificio gradito al Padre è quello di Gesù, il grande dono del Padre  agli uomini. Noi dobbiamo inserirci in questo sacrificio, per crescere  nell’unione con Dio. Chiediamo la grazia di capire il vero significato  del sacrificio nella nostra vita e di riconoscere, con la fede e la  fiducia di Abramo che è Dio stesso che lo realizza: “Sul monte Dio  provvede”. Noi offriamo, Dio santifica. Quando Dio ci chiama ad un  sacrificio, sovente non vediamo bene, ci sembra che la strada non abbia  sbocchi. Allora è il momento della massima fiducia: “Dio provvederà”.  Dio provvede l’agnello per l’olocausto e Dio realizza in noi il  sacrificio alla sua maniera divina, sempre positiva.

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