Martedì 20 ottobre 2026 – XXIX settimana del Tempo Ordinario
Vangelo: Luca 12,35-38

Un Dio che arriva senza appuntamento
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese». Gesù oggi ci vuole svegli. E non sembra particolarmente interessato alle nostre scuse. Perché, diciamocelo, siamo bravissimi a rimandare. Per le cose importanti troviamo sempre un momento migliore: quando avremo meno pensieri, quando saremo più tranquilli, quando gli altri finalmente cambieranno. Persino con Dio riusciamo a comportarci come con certe telefonate: vediamo chi chiama e decidiamo di rispondere più tardi.
Il problema è che, a forza di aspettare il momento giusto, rischiamo di lasciar passare la vita. E magari anche il Signore, che nel frattempo è venuto a cercarci proprio attraverso quella persona che non avevamo voglia di ascoltare, quella richiesta che ci ha scombinato i programmi, quella possibilità di fare il bene che abbiamo liquidato con un comodo «non adesso».
Le lampade accese non servono a fare bella figura
Gesù non chiede di vivere con l’ansia di essere colti impreparati. La vigilanza cristiana non è una guardia notturna fatta di paura e sospetto. È piuttosto il modo di stare al mondo di chi sa che ogni incontro può custodire qualcosa di Dio.
Eppure, quanta energia spendiamo per apparire cristiani irreprensibili! Controlliamo le parole, difendiamo le nostre abitudini, ci preoccupiamo che tutto sia al proprio posto. Poi magari ci dimentichiamo di accorgerci di chi soffre accanto a noi. Abbiamo lucidato benissimo la lampada, peccato che dentro non ci sia più olio.
La fede non si misura dalla quantità di cose religiose che riusciamo a fare, ma da quanto il Vangelo riesce a cambiare il nostro modo di vivere. Una lampada accesa non illumina sé stessa. Serve a qualcuno che deve trovare la strada.
La sorpresa di un Dio che si mette il grembiule
Ma il vero colpo di scena arriva alla fine. Gesù racconta che il padrone, trovando i servi svegli, «si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli».
Fermiamoci un momento. È il padrone che serve i servi. Non il contrario.
È un’immagine che manda all’aria parecchie nostre idee su Dio. Noi ce lo immaginiamo seduto a controllare chi ha lavorato abbastanza, chi merita un premio e chi una bella ramanzina. E invece Gesù ci mostra un Signore che torna a casa, trova qualcuno ad aspettarlo e, per tutta risposta, si mette a servirgli la cena.
Dovremmo pensarci più spesso, soprattutto quando trasformiamo la fede in una continua prestazione da offrire a Dio, quasi dovessimo convincerlo a volerci bene.
Il Signore non ha bisogno di essere conquistato. Ci ama già. Ci chiede di restare svegli perché non vuole trovarci assenti dalla nostra stessa vita.
E forse la domanda più scomoda del Vangelo di oggi non è se saremo pronti quando Dio verrà. È se siamo ancora capaci di riconoscerlo quando arriva senza rispettare le nostre aspettative.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù, quante volte Ti ho chiesto di venire nella mia vita, salvo poi infastidirmi quando hai bussato in un momento poco opportuno. Perdonami per le occasioni perdute, per le persone lasciate fuori dalla porta, per tutte le volte in cui ho preferito la comodità all’amore. Tieni accesa la mia lampada, soprattutto quando la stanchezza e le delusioni mi fanno venire voglia di spegnerla. Insegnami ad aspettarti senza paura e a riconoscerti nelle piccole cose di ogni giorno. E quando mi troverai con le mani vuote, non permettere che mi nasconda per la vergogna. Ricordami che Tu sei quel Signore sorprendente che, invece di chiedere il conto, prepara la tavola. Amen.