Martedì 6 ottobre 2026 – XXVII settimana del Tempo Ordinario

Ci sono giorni in cui arriviamo a sera stanchi morti e, se qualcuno ci chiedesse che cosa abbiamo fatto, potremmo rispondere con un elenco lungo una pagina. Abbiamo lavorato, risposto, sistemato, aiutato, corso da una parte all’altra. Magari abbiamo fatto anche tante cose buone.
Eppure può rimanere dentro una strana sensazione: quella di essere stati occupatissimi senza essere davvero presenti.
Si può essere sinceri e andare nella direzione sbagliata
Paolo, nella prima lettura, racconta il proprio passato senza addolcirlo. Era pieno di zelo, convinto di difendere Dio, disposto a spendersi completamente per ciò in cui credeva. Il problema è che stava perseguitando proprio quella Chiesa nella quale Dio avrebbe poi cambiato la sua vita.
È una pagina che dovrebbe renderci un po’ più prudenti. Non basta essere convinti. Non basta neppure mettercela tutta. Possiamo avere intenzioni sincere e, nello stesso tempo, aver bisogno che il Signore corregga la direzione dei nostri passi.
Paolo non cambia perché diventa improvvisamente meno appassionato. Cambia perché incontra Qualcuno. Da quel momento il suo zelo non scompare: trova finalmente il suo centro.
Marta non sta facendo niente di male
Anche Marta, nel Vangelo, sta facendo una cosa buona. Ha accolto Gesù in casa e vuole servirlo. Non è pigra, non è indifferente, non pensa soltanto a se stessa. Il problema nasce quando ciò che sta facendo la assorbe così tanto da farle perdere di vista Colui per il quale lo sta facendo.
È una possibilità molto concreta anche per noi. Si può lavorare per gli altri e diventare nervosi con gli altri. Si può servire il Signore e non avere più tempo per ascoltarlo. Si può riempire una giornata di cose buone e ritrovarsi con il cuore irritato perché nessuno ci aiuta abbastanza, nessuno si accorge della nostra fatica, nessuno fa le cose come vorremmo noi.
Gesù non rimprovera Marta perché serve. La richiama perché si sta lasciando divorare dal suo stesso servizio.
Prima di tutto, restare discepoli
Maria si siede ai piedi di Gesù e ascolta. Non sta scegliendo la comodità: sta assumendo la posizione del discepolo. Prima di fare qualcosa per il Signore, lascia che sia il Signore a parlare a lei.
Forse è questa la parte migliore che rischiamo di perdere: non la preghiera contrapposta alla vita, ma quel luogo interiore nel quale ricordiamo che non siamo noi a dover tenere insieme tutto.
Ci sono cose che oggi dovremo fare e nessuno le farà al posto nostro. Il Vangelo non ci invita a lasciarle cadere. Ci chiede però di non permettere che diventino così importanti da portarci via il cuore.
Perché anche il bene, quando prende tutto lo spazio, può diventare una distrazione.
E qualche volta la cosa più necessaria non è fare di più. È ricordarci per Chi stiamo facendo quello che facciamo.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù,
Tu conosci le mie giornate piene
e sai quanto facilmente posso perdermi
anche dentro le cose buone.
Quando corro troppo, richiamami a Te.
Quando il servizio diventa affanno,
quando comincio a misurare quello che faccio
e quello che gli altri non fanno,
fammi ritrovare il posto ai tuoi piedi.
Parlami prima che io riparta.
Rimetti ordine nelle mie priorità
e insegnami a fare ciò che devo fare
senza perdere Te lungo la strada.
Perché il mio servizio nasca dall’ascolto
e ciò che faccio per amore
non finisca per portarmi lontano dall’Amore.
Amen.