Una bambina che cambia la storia

Matteo comincia il suo Vangelo con un lungo elenco di nomi. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda, e avanti così, generazione dopo generazione.

A prima vista potrebbe sembrare soltanto una genealogia. In realtà è una strada. Una strada lunga secoli, attraversata da uomini e donne molto diversi tra loro, da storie luminose e da vicende ferite, da fedeltà e da peccati, da attese e da fallimenti. Una strada che, alla fine, conduce a una donna: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo».

Oggi la Chiesa celebra la nascita di quella donna.

Maria, in questo giorno, non ha ancora detto il suo «eccomi». Non ha ancora ricevuto l’annuncio dell’angelo, non ha portato Gesù in grembo, non è stata a Betlemme, non è rimasta sotto la croce.

È soltanto una bambina appena nata.

Eppure Dio sta già preparando qualcosa che cambierà la storia.

Una storia che viene da lontano

La genealogia di Matteo ci ricorda che Dio non comincia mai da zero. Entra nelle storie degli uomini e le attraversa così come sono.

La storia che conduce a Gesù non è perfetta. Dentro ci sono Abramo e Davide, ma anche fragilità, tradimenti, violenze, scelte sbagliate. Ci sono persone che hanno creduto e altre che si sono allontanate. Ci sono generazioni che hanno atteso senza vedere il compimento della promessa.

Eppure Dio non abbandona quella storia.

Non la cancella e non ne costruisce una nuova più pulita. La prende su di sé, la attraversa, la conduce pazientemente verso il suo compimento.

Alla fine di quella lunga attesa nasce Maria.

Lei non conosce ancora tutto ciò che la precede e certamente non conosce ciò che l’attende. Ma Dio sì. Dio vede la strada già percorsa e quella che ancora deve aprirsi.

Questo dice qualcosa anche della nostra vita. Noi conosciamo soltanto una parte della nostra storia. Vediamo alcuni passaggi, ne comprendiamo altri soltanto dopo molto tempo, altri forse non li comprenderemo mai. Dio, invece, vede il cammino intero.

Il valore di una vita prima di ogni cosa

C’è qualcosa di molto forte nella festa di oggi.

Maria non fa ancora nulla.

Non parla, non sceglie, non compie nessuna opera, non pronuncia nessun sì. Eppure la Chiesa celebra la sua nascita.

Questo ci ricorda una verità che il nostro tempo dimentica facilmente: il valore di una vita non comincia quando quella vita diventa utile, produttiva, efficiente o capace di realizzare qualcosa.

Una vita vale prima.

Vale prima dei risultati, prima dei successi, prima delle decisioni, prima ancora della consapevolezza di sé.

Maria, oggi, è soltanto una bambina. Ma la sua vita è già dono, già promessa, già parte della storia della salvezza.

Dio vede molto prima di noi ciò che può nascere da una vita.

Dio lavora prima che ce ne accorgiamo

Maria non sa che un giorno un angelo entrerà nella sua vita. Non sa che ascolterà parole difficili da comprendere. Non sa che dovrà fidarsi senza avere tutte le risposte.

Non conosce ancora Betlemme, l’Egitto, Nazaret, Cana, il Calvario.

Non sa che il suo «eccomi» diventerà il luogo attraverso il quale il Figlio di Dio entrerà nel mondo.

Ma Dio lo sa.

Ed è forse questa una delle parole più belle della festa di oggi: Dio opera nella nostra vita molto prima che noi riusciamo a riconoscerlo.

Ha lavorato nella nostra storia attraverso persone che forse non abbiamo mai conosciuto. Attraverso scelte fatte prima della nostra nascita. Attraverso incontri, eventi, parole, ferite, attese.

Noi vediamo soltanto un tratto della strada. Dio vede il cammino intero.

A volte ciò che oggi ci sembra piccolo, insignificante o persino inutile è già dentro qualcosa che ancora non possiamo comprendere.

Le generazioni che preparano senza vedere

La genealogia di Gesù è fatta anche di uomini e donne che hanno preparato una storia senza sapere dove sarebbe arrivata.

Hanno vissuto, amato, generato figli, creduto, sbagliato, ricominciato. Molti di loro non hanno visto il Messia. Eppure, senza saperlo, stavano preparando la sua venuta.

Accade anche a noi.

Facciamo un gesto e non sappiamo quali conseguenze avrà. Pronunciamo una parola che qualcuno forse ricorderà molti anni dopo. Educhiamo un bambino senza sapere quale strada prenderà. Perdoniamo qualcuno senza conoscere tutto ciò che quel perdono potrà generare.

Seminiamo senza vedere il raccolto.

La fede è anche accettare che non tutto ciò che Dio fa attraverso di noi debba essere compreso da noi.

Forse alcune delle cose più importanti che abbiamo fatto nella vita le comprenderà qualcun altro. Forse molto più tardi.

Dio non butta via la storia

La genealogia di Matteo ci consegna anche un’altra certezza: Dio non sceglie soltanto storie perfette.

Se guardiamo gli antenati di Gesù, troviamo pagine che noi avremmo preferito cancellare. Dio invece non cancella.

Redime.

Non finge che il male non sia esistito, ma non gli permette di avere l’ultima parola.

Prende una storia umana, con tutto ciò che porta dentro, e la conduce verso Cristo.

Per questo nessuna storia è troppo confusa perché Dio possa attraversarla. Nessuna ferita deve necessariamente diventare l’ultima pagina. Nessun errore può decidere da solo ciò che saremo.

Dio sa continuare una storia anche quando noi pensiamo che sia finita.

E poi nasce Maria

Alla fine di tutte quelle generazioni nasce una bambina.

Guardandola, nessuno potrebbe immaginare ciò che accadrà. Nessuno vede ancora Nazaret. Nessuno sente la voce dell’angelo. Nessuno conosce Betlemme. Nessuno vede la croce.

C’è soltanto una bambina.

Ma Dio vede già una donna capace di ascoltare. Vede un «eccomi». Vede una vita che diventerà spazio per suo Figlio.

Forse è questo il messaggio più bello dell’8 settembre: noi vediamo soltanto gli inizi, mentre Dio vede già ciò che può nascere da essi.


Trasforma la Parola in preghiera

Oggi prova a guardare la tua storia con questa stessa fiducia.

Pensa alle persone che ti hanno generato, a quelle che ti hanno educato, a chi ha creduto per te quando ancora non potevi farlo. Pensa alle parole ricevute, agli incontri che hanno cambiato la tua strada, anche alle ferite che non hai ancora compreso fino in fondo.

E affidale a Dio.

Anche ciò che avresti preferito diverso.

Anche ciò che sembra non avere avuto senso.

**Maria, bambina appena nata, tu che ancora non conosci la strada che Dio aprirà davanti a te, insegnami a credere che Dio lavora anche quando non vedo, che prepara anche quando tutto sembra fermo, che conduce la storia anche attraverso strade che non comprendo.

Aiutami a non disprezzare i piccoli inizi, i gesti nascosti, le fedeltà quotidiane, i semi dei quali forse non vedrò il frutto.

E quando guardo la mia storia e vedo ferite, errori o strade interrotte, ricordami che Dio non butta via nulla, ma sa continuare a scrivere anche ciò che io credevo finito.

Amen.**

Questa voce è stata pubblicata in Generale, Una Parola per oggi e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.