
Due immagini, nella liturgia di oggi. I discepoli che hanno fame e colgono le spighe. Paolo che dice di essere diventato «come la spazzatura del mondo».
Da una parte, la fame. Dall’altra, lo scarto.
I discepoli hanno fame. È sabato. Colgono le spighe, le sfregano tra le mani e le mangiano. I farisei li osservano e li accusano: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù risponde con la storia di Davide, che ebbe fame e mangiò i pani dell’offerta, riservati ai sacerdoti. E conclude: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Dio non si lascia rinchiudere in un regolamento. La sua legge è fatta per custodire la vita, non per schiacciarla.
Dio vede la fame dei suoi figli. E nessuna osservanza può diventare così rigida da dimenticare la persona che ha davanti.
La sapienza di chi si è fatto spazzatura
Paolo scrive parole che bruciano. Lui, apostolo di Cristo, fondatore di comunità, maestro dei popoli, confessa di essere diventato «come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti».
Non è retorica. È la verità di chi ha scelto di seguire Cristo fino in fondo.
Chi segue il Crocifisso deve mettere in conto di conoscere anche la sua sorte: l’incomprensione, il rifiuto, talvolta perfino lo scarto.
Ma Paolo non si vanta della sua sofferenza. La mostra.
Perché proprio ciò che il mondo considera fallimento non riesce a fermare Dio. Dalla debolezza, dal rifiuto, perfino da ciò che gli uomini gettano via, Dio sa far germogliare il suo Regno.
Dal seme che muore nasce una vita nuova. Da ciò che sembra perduto, Dio può far cominciare qualcosa.
Santa Teresa di Calcutta lo aveva capito.
L’amore che abbraccia lo scarto
Teresa di Calcutta ha scelto di vivere in mezzo a coloro che il mondo tratta come scarti.
Ha raccolto i moribondi dalle strade di Calcutta. Ha lavato le piaghe. Ha tenuto le mani di chi moriva solo. Ha guardato negli occhi i lebbrosi, gli abbandonati, i dimenticati.
E in loro ha riconosciuto Gesù.
Non è stata soltanto una filantropa. È stata una donna che aveva compreso fino in fondo una verità del Vangelo: Dio si lascia incontrare anche là dove il mondo non vuole più guardare.
Per Teresa, raccogliere un uomo morente dal marciapiede significava accogliere Cristo stesso.
La sua forza non era l’organizzazione. Non era la fama. Non era la capacità di attirare l’attenzione.
La sua forza era l’amore che non si ferma davanti allo scarto.
Un amore che si china.
Un amore che tocca.
Un amore che resta quando tutti gli altri se ne sono andati.
La fame che Dio non dimentica
Gesù, davanti alle spighe strappate di sabato, non difende semplicemente la trasgressione di una regola. Difende la persona.
Vede la fame dei suoi discepoli.
Ricorda che la legge di Dio non può essere usata contro l’uomo per il quale è stata donata.
Dio non è un giudice che osserva da lontano per sorprenderci in errore. È un Padre che vede la fame. È un Padre che si china sullo scarto e lo raccoglie.
Teresa lo aveva capito.
Paolo lo ha vissuto.
I discepoli lo hanno sperimentato.
E anche noi siamo chiamati a impararlo.
C’è una fame che non fa rumore. Fame di ascolto. Fame di dignità. Fame di una parola buona. Fame di essere guardati senza giudizio. Fame di sapere che, per qualcuno, la nostra vita conta ancora.
E ci sono persone che abbiamo imparato a non vedere.
Quelle che disturbano.
Quelle che rallentano.
Quelle che non corrispondono alle nostre aspettative.
Quelle che abbiamo già catalogato, giudicato, forse persino escluso.
Ma lo scarto del mondo è il luogo dove Dio ci aspetta.
Perché Dio ha una strana predilezione per ciò che noi mettiamo ai margini.
E forse il Vangelo di oggi ci chiede proprio questo: smettere di domandarci soltanto se tutto è in regola e cominciare a domandarci se qualcuno, accanto a noi, ha fame.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa a qualcuno che, anche senza volerlo, hai finito per considerare uno scarto.
Non necessariamente un povero.
Può essere una persona che non sopporti. Qualcuno che hai escluso. Qualcuno che preferisci evitare. Qualcuno che hai smesso di ascoltare.
Pensa alla fame di chi ti sta accanto.
Non soltanto fame di pane.
Fame di ascolto, di dignità, di amore.
Chiedi al Signore di darti i suoi occhi.
**Signore Gesù,
tu che sei il Signore del sabato,
insegnami a mettere la persona
prima della rigidità delle regole.
Tu che sei stato rifiutato e scartato,
insegnami a non distogliere lo sguardo
da chi il mondo mette da parte.
Tu che hai dato da mangiare a chi aveva fame,
insegnami a riconoscere la fame
di chi mi sta accanto.
Donami il cuore di Teresa di Calcutta:
capace di vedere il tuo volto
nel volto di chi è povero, solo e dimenticato.
Donami il coraggio di Paolo:
capace di attraversare il rifiuto
senza smettere di amare.
E quando guardo qualcuno
e vedo soltanto la sua miseria,
il suo limite,
ciò che mi infastidisce o mi ferisce,
ricordami che proprio lì
tu mi stai aspettando.
Amen.**