Uomo, dove sei? – Quando non ascolti più

Il frastuono che ci abita

Viviamo immersi in un frastuono costante.
Parole come grandine, voci sovrapposte, opinioni a valanga. I social sono piazze senza tregua, la televisione rimbomba senza sosta, le notifiche bussano alle porte della nostra mente anche di notte. È come se fossimo diventati incapaci di fare silenzio, e quando il silenzio arriva ci mette a disagio. Ci appare sospetto, quasi minaccioso, come se rivelasse qualcosa che non vogliamo vedere.

In questa confusione ci illudiamo di essere più informati, più connessi, più partecipi, e invece siamo solo più stanchi, più frammentati, più incapaci di ascoltare davvero. Le nostre giornate si riempiono di voci, ma restano vuote di ascolto.

Il sussurro di Dio

Eppure è proprio lì, nel silenzio, che Dio continua a sussurrare. Non ha cambiato stile da quando parlò a Elia sull’Oreb: non fu nel vento impetuoso, né nel terremoto, né nel fuoco, ma in “un mormorio di vento leggero” (1Re 19,12). Dio sceglie ancora la discrezione, la voce sottile, la traccia che si affida a chi è disposto ad ascoltare.

“Uomo, dove sei?” – domanda Dio.
Dove sei, tu che parli senza sosta e non ascolti più? Dove sei, tu che hai trasformato la parola in arma, in slogan, in rumore di fondo? Dove sei, tu che confondi l’opinione con la verità e il volume con la forza?

Troppe parole, poco ascolto

Il paradosso è che più parole usiamo, meno ci comprendiamo. Più voci si accavallano, meno ci incontriamo. Non mancano i discorsi, mancano le orecchie. Non mancano le esternazioni, manca il cuore che sa fare spazio.

Il Vangelo ci mostra Gesù che ascolta. Prima ancora di parlare, ascolta.
Ascolta il cieco che grida ai bordi della strada, ascolta la donna che tocca il lembo del suo mantello, ascolta il centurione che intercede per il suo servo. La sua forza non sta solo nel dire, ma nell’accogliere ciò che gli altri hanno da dire. È questo che rende la sua Parola vera: nasce da un cuore che ha saputo ascoltare il Padre e i fratelli.

Il silenzio come grembo

Il silenzio non è assenza, ma grembo. È la soglia attraverso cui passa la voce di Dio. È spazio fecondo, non vuoto sterile. È un grembo che custodisce, che prepara, che accoglie la Parola prima ancora che venga pronunciata.

Se non torniamo lì, non torneremo mai a riconoscerlo. Il mondo ha bisogno di cristiani che sappiano tacere, non per paura, ma per custodire. Che sappiano ascoltare, non per passività, ma per amore. Perché solo chi sa stare nel silenzio riesce a generare parole che hanno peso, parole che restano.

E tu, uomo di oggi, dove sei?
Ti perdi nel rumore che ti distrae, o cerchi lo spazio dove Dio ti parla? Hai paura del silenzio, o ti lasci abitare da esso? Ti accontenti delle parole che rimbalzano, o desideri la Parola che salva?

E noi, come comunità credente, dove siamo? Una Chiesa che parla senza ascoltare smette presto di essere profezia. Solo una Chiesa che sa ascoltare la voce di Dio e il grido degli uomini può annunciare davvero una Parola che salva. Senza ascolto, la nostra predicazione diventa rumore; con l’ascolto, diventa seme che porta frutto.

Preghiera

Signore,
insegnami il silenzio che custodisce,
liberami dal frastuono che mi trascina,
apri l’orecchio del cuore
perché io possa riconoscere la Tua voce
che non grida, ma sussurra.

Rendimi attento al Tuo passaggio,
capace di tacere per ascoltare,
docile al Tuo Spirito che parla nella quiete.
Fa’ che la mia vita diventi eco del Tuo sussurro,
e che anche la Chiesa sappia generare parole
che nascono dall’ascolto
e portano la pace del Vangelo.

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