“Scriveva per terra”: il gesto che riscrive la misericordia

Il silenzio che parla

Nel Vangelo secondo Giovanni (8,1-11), Gesù si trova nel tempio quando gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio, chiedendogli se debba essere lapidata secondo la Legge di Mosè. Gesù, invece di rispondere immediatamente, si china e scrive per terra con il dito. Questo gesto, apparentemente semplice, è carico di significato e ha suscitato numerose interpretazioni nel corso dei secoli.

Scrivere sulla polvere: un richiamo profetico

Il gesto di Gesù richiama un passo del profeta Geremia:

“Quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato il Signore, fonte di acqua viva” (Ger 17,13).

Scrivere sulla terra può simboleggiare la fragilità delle accuse mosse contro la donna e la caducità del giudizio umano. Le parole scritte sulla polvere sono facilmente cancellabili, proprio come i peccati che, nella misericordia divina, possono essere perdonati e dimenticati.

Il dito di Dio: dalla Legge alla Grazia

Il gesto di Gesù che scrive con il dito richiama anche l’azione di Dio che incide le Tavole della Legge:

“Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte con il dito di Dio” (Es 31,18).

Mentre Dio incide la Legge sulla pietra, Gesù scrive sulla terra, segno di una nuova alleanza fondata non sulla rigidità della Legge, ma sulla misericordia e sul perdono. Gesù non cancella la Legge, ma la compie portandola a pienezza attraverso l’amore.

La tradizione dei Padri della Chiesa

Alcuni Padri della Chiesa, come San Girolamo, hanno ipotizzato che Gesù stesse scrivendo i peccati degli accusatori della donna, mettendoli così di fronte alla loro coscienza. Questo spiegherebbe perché, dopo le parole di Gesù:

“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7),

tutti se ne andarono, cominciando dai più anziani.

La prospettiva francescana: misericordia e umiltà

La spiritualità francescana, con la sua enfasi sulla misericordia, l’umiltà e l’amore per i peccatori, offre una chiave di lettura profonda di questo episodio. San Francesco d’Assisi, nella Lettera a un Ministro, scrive:

“E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e me, suo servo e tuo: che tu non vi sia alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto può peccare, che dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne vada via senza la tua misericordia, se egli la cerca.”

Queste parole richiamano il cuore stesso dell’atteggiamento di Gesù verso la donna: uno sguardo che non condanna, ma salva. La misericordia francescana si fonda sulla consapevolezza della comune fragilità umana e sulla certezza che ogni anima può essere redenta.

Santa Teresa di Lisieux: la giustizia di Dio è l’Amore

Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, in un celebre passo dei suoi scritti afferma:

“Che dolce gioia pensare che il buon Dio è giusto, cioè che tiene conto delle nostre debolezze, che conosce perfettamente la fragilità della nostra natura. Di che dovrei avere paura?”

Questo sguardo pieno di fiducia nella giustizia misericordiosa di Dio si armonizza perfettamente con l’atteggiamento di Gesù nella scena dell’adultera: Egli non nega il peccato, ma lo guarda con verità e amore, aprendo un cammino di conversione.

Scrivere il nome della donna

Un’interpretazione spirituale particolarmente suggestiva è che Gesù stesse scrivendo il nome della donna. In Isaia si legge:

“Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho scolpito” (Is 49,16).

Scrivere il nome di qualcuno equivale a riconoscerne l’esistenza, a consacrarne la dignità. Gli altri vedevano solo una peccatrice, Gesù vede una persona da salvare. La scrittura sulla terra diventa così un gesto di tenerezza: Dio si china sul volto dell’umanità ferita per rialzarla.

Conclusione: un invito a scrivere con amore

Il gesto di Gesù che scrive per terra ci invita a riflettere sulla nostra propensione al giudizio e sulla necessità di abbracciare la misericordia. In un mondo che incide nella pietra le colpe altrui, Gesù scrive sulla sabbia, dove tutto può essere perdonato, trasformato, ricreato.

Siamo chiamati a imitare questo gesto, scrivendo nella vita degli altri parole che non feriscano, ma curino. Come Francesco, come Teresa, come il Cristo che perdona, anche noi possiamo essere “dita di Dio” che tracciano segni d’amore sulla polvere del mondo.

Questa voce è stata pubblicata in Generale, Pensieri per l'anima. Contrassegna il permalink.