San Carlo Lwanga e compagni

VANGELO (Gv 21,20-25)
Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e la sua testimonianza è vera.

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Commento

Il Vangelo non si fonda su fantasie e immaginazioni artificiosamente inventate, elaborate dalla mente dell’uomo. A tutto il Vangelo si può applicare quanto Pietro dice della sua fede in Cristo Gesù: “Infatti, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino. Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio” (2Pt 1,16-21). Giovanni è vero testimone oculare. Lui ha visto, ha sentito, ha messo ogni cosa nel cuore, ha scritto.
Una verità va però subito messa in luce. Giovanni e gli altri Apostoli non vedono Cristo con gli occhi della loro carne, né lo comprendono con la luce che scaturisce dalla loro mente. Sappiamo per loro stessa testimonianza che occhi, orecchi, mente a nulla sono serviti. Il mistero di Gesù è rimasto loro velato anche dopo la sua gloriosa risurrezione. Loro conoscono la verità di Gesù non per sapienza e saggezza umana, bensì per intelligenza di Spirito Santo. Questa verità è affermata con grande incisività nel Vangelo secondo Luca: “Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto»” (Lc 24,44-49). Non solo allora, ma ogni istante, ogni ora, ogni giorno il Signore deve aprire la nostra mente, altrimenti il suo mistero rimane velato.
Giovanni ha potuto narrare secondo verità la vita di Gesù perché assistito in tutto dallo Spirito Santo. Per questo motivo la sua testimonianza è vera. È lo Spirito del Signore la garanzia della verità del Vangelo. È la garanzia non solo nella scrittura di esso, ma anche deve essere garanzia per ogni sua interpretazione. La vita di Gesù o che sia scritta, o che sia visibile dinanzi ai nostri occhi, la possiamo comprendere solo con la saggezza, l’intelligenza, la luce, la sapienza, la verità dello Spirito Santo. Essa è un mistero velato e rimarrà eternamente velato. Chi può togliere il velo è solo Lui, lo Spirito del Signore. Chi è nello Spirito, comprende. Chi è senza lo Spirito, è cieco.
Giovanni è immortale? No. La parola di Gesù è chiara. Ognuno dei suoi apostoli ha una sua particolare missione da svolgere. Ognuno conosce la sua. A nessuno è dato di sapere ciò che Dio ha scritto per l’altro. Anche gli Apostoli di Gesù possiedono una vita avvolta da un grande mistero. Questo mistero lo conosce la persona e lo Spirito Santo.

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