Giovedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

VANGELO   (Lc 12,49-53) Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
volontà di DioIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già  acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono  angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma  divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone,  saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre  contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro  madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Commento
I nostri difetti sono bravissimi nel trovare occasioni di crescita:  anche le parole della Scrittura sono state usate nel corso dei secoli in  modo da favorirli o giustificarli. San Paolo nella lettera ai Romani  cerca di togliere qualche illusione nociva. Ha affermato che la salvezza  ci è data per grazia e non per le nostre opere; ora però esorta i  cristiani: come nella schiavitù della carne si producevano iniquità e  impurità, così ora, liberati dal peccato e servi di Dio, bisogna  produrre frutti di santità, per la vita eterna. E l’assoluta novità  delle opere della fede, che trovano la loro sorgente in Gesù Cristo.  Così è evitato, da Paolo, il pericolo che la verità della salvezza per  grazia venga deformata per giustificare una condotta cattiva.
Purtroppo questa verità non è sempre stata ricevuta rettamente, così ad  esempio Lutero ha affermato che, rivestiti dalla grazia di Cristo come  da un manto, possiamo ancora essere in peccato, perché i meriti di  Cristo coprono i nostri peccati davanti al Padre. Non è vero. I  cristiani non possono essere in peccato e avere la grazia: c’è una  scelta da fare.
Nel Vangelo odierno anche Gesù toglie qualche illusione ai suoi  discepoli. Egli è venuto a portare la pace, anzi “è lui la nostra pace”,  come scrive Paolo agli Efesini, ma la pace che egli porta non è come  quella del mondo. Il suo messaggio di pace è contro una certa pigra  tranquillità che sfugge gli sforzi, che evita da vile ogni conflitto.  Ecco perché dice: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla  terra? No, vi dico, ma la divisione”. Davanti a lui non si può rimanere  neutrali: bisogna prendere posizione e allora si creano conflitti in noi  e attorno a noi, ci si trova di fronte a degli avversari: “Si  divideranno tre contro due e due contro tre…”.
Un cristiano deve saper guardare le cose in faccia, e combattere  coraggiosamente per la verità, per il regno dell’amore, contro i vizi  che lo ostacolano. Quello del Vangelo oggi è un messaggio di coraggio.
Chiediamo al Signore la chiarezza di vedute che ci faccia distinguere la  vera dalla falsa pace, che ci dia il coraggio di servire la verità, a  qualunque prezzo. Nella lettera agli Ebrei l’autore invita i cristiani a  correre con perseveranza “tenendo fisso lo sguardo su Gesù e li esorta:  “Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così  grande ostilità da parte dei peccatori, perché non vi stanchiate… Non  avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato!”.  Gesù ci mette nella verità, perché resistiamo fino al sangue.

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