Sant’Antonio di Padova

VANGELO   (Mt 5,20-26) Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Bibbia 1In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso  dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira  con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi  dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi  gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo  fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti  all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a  offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con  lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla  guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non  uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Commento:

“Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. È Gesù che ci parla. La giustizia degli scribi e dei farisei si adorna di formalismi esteriori, di personali interpretazioni e di ipocrisia. Più volte il Signore si è scagliato contro di loro denunciando le loro falsità. Non è quella la giustizia che egli vuole e propone. La vera giustizia, che riguarda innanzi tutto il nostro rapporto con Dio, deve invece sgorgare dal cuore illuminato dallo Spirito, deve nascere dall’amore che favorisce una adesione libera e gioiosa ai comandi del Signore. La stessa interpretazione della scrittura sacra, prima manipolata ad uso e consumo degli stessi interpreti, ora deve essere letta e praticata alla luce di Dio e con la forza della sua grazia. Dal modo diverso di leggere la Parola scaturisce poi un modo diverso di viverla. Nasce così la coerenza, la fedeltà, le delicatezza di coscienza, che rende consapevoli del bene vero e ci avverte degli eventuali errori. Il superamento della legge avviene in Cristo e in noi cristiani con una vera e propria illuminazione dello Spirito. Dinanzi al sacrificio, all’offerta da presentare a Dio emerge più che mai il bisogno della migliore sintonia e concordia con lo stesso Signore e con tutti quelli che condividono con noi gli stessi doni e concelebrano la stesso rito. Non è pensabile di potersi accostare a Dio senza stare in comunione intima di amore con Lui, è ancora impossibile condividere la stessa mensa celeste senza nutrire amore verso i fratelli. “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. Nessuna offerta può essere gradita a Dio se non è accompagnata dall’amore. Se dovessimo prendere sul serio, come dovremmo, questo ammonimento, dovrebbe interrompere molte delle nostre celebrazioni per dare tempo e modo di riconciliarsi con i fratelli prima dei celebrare i divini misteri. Già nell’antico testamento, come ci ricorda l’autore della lettera agli Ebrei, leggiamo il rifiuto da parte del Signore di sacrifici solo esteriori e formali: “Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro, per fare, o Dio, la tua volontà”. Fare la volontà di Dio è la vera giustizia.  

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