La grazia di Nazaret

L’icona di Nazaret, cioè al tempo in cui Gesù è stato così simile a noi da essere in tutto confuso con ciascuno di noi, costituisce il paradigma della nostra vita cristiana ordinaria. croce 2È la stessa logica di Nazaret quella che porta Gesù a fare dono della sua vita sul calvario. Qui, appeso al patibolo della croce tra due ladri, muore il Figlio di Dio, dopo tre anni in cui la potenza dei miracoli e la forza della parola gli hanno dato la straordinaria popolarità di Messia. Ma ora, al momento cruciale, egli appare un Messia sconfitto; contro di lui, con poca difficoltà, hanno vinto i soldati romani, il tradimento degli amici, le trame del potere religioso alleato con quello politico. «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?», grida Gesù prima di morire. Ma Dio tace, nella misteriosa partecipazione alla morte per amore del Figlio. Il silenzio di Dio fa quasi da sigillo allo scandalo della morte di Gesù come un malfattore. È lo scandalo che Paolo ha cercato di evocare con forza drammatica nella prima lettera ai Corinzi: «Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini». Per quanto vogliamo leggere nella fede l’evento del crocifisso, esso non smette di essere scandalo: inciampo, esperienza che mette alla prova il cuore e la ragione, che rovescia il comune modo di pensare.

Paola Bignardi

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