Giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

VANGELO   (Mc 6,7-13) Prese a mandarli.
andateIn quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e  dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere  per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro  nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non  sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi  ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come  testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano  molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Commento
San Marco, parlando della scelta dei Dodici, dice che Gesù li chiamò  per “farli stare con lui” e per “mandarli”. Sono espressioni  contraddittorie e complementari: stare nella sua intimità e propagare il  suo messaggio.
La prima lettura insiste sul privilegio di essere entrati nell’intimità  divina: “Vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio  vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza  festosa… agli spiriti dei giusti portati alla perfezione”, e  soprattutto “al Mediatore della nuova alleanza”, a Gesù. E questo  suscita gioia, perché siamo fatti per questa comunione, per questa pace,  per questo amore luminoso.
Soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia dobbiamo vivere questo  mistero, approfittare della presenza del Mediatore della nuova alleanza  per entrare in essa sempre più profondamente, per goderne i frutti.
Ma da questa intimità Dio ci manda agli altri: “Incominciò a mandarli a  due a due…”. Se vogliamo un rapporto con gli altri senza contatto con  il Signore,
la nostra vita non è autentica, il nostro darci da fare è vuoto; se  pensiamo di poter vivere nell’intimità con lui senza preoccuparci degli  altri, viviamo nell’egoismo e non nell’adesione al Signore.
Per essere vita d’amore, la vita di un cristiano deve avere lo stesso  dinamismo di quella di Cristo, essere cioè un movimento d’amore verso  Dio e verso i fratelli.

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