II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

otriVANGELO   (Gv 2,1-12) Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù.
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la  madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E  Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia  ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei  Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse  loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse  loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il  banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il  banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i  servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse:  «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già  bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino  buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli  manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Commento

Con tutte le situazioni tragiche, le morti e le croci d’Israele, Gesù dà
inizio alla sua missione quasi giocando con dell’ac­qua e con del vino. Schiavi
e lebbrosi gridavano la loro disperazione e Gesù co­mincia non da loro ma da
una festa di nozze. Deve es­serci sotto qualcosa di mol­to importante: è il
volto nuovo di Dio, un Dio che viene come festa.
A lungo abbiamo pensato che Dio non amasse troppo le feste degli uomini. Il
cristianesimo ha subìto come un battesimo di tristezza. Dice un filosofo: «I
cristiani hanno dato il nome di Dio a cose che li costringo­no a soffrire!».
Nel dolore Dio ci accompagna, ma non porta dolore. Lui be­nedice la vita, gode
della gioia degli uomini, la ap­prova, la apprezza, se ne prende cura. Scrive
Bonhoeffer: dobbiamo a­mare e trovare Dio precisa­mente nella nostra vita e nel
bene che ci dà. Trovarlo e ringraziarlo nella nostra fe­licità terrena. Una
festa di nozze: le nozze sono il luogo dove l’a­more celebra la sua festa. Ed è
lì che Gesù pone il primo dei segni: il primo se­gnale da seguire nelle stra­de
della vita è l’amore, for­za capace di riempire di mi­racoli la terra. «E viene
a mancare il vi­no». Il vino, in tutta la Bib­bia, è simbolo di gioia e di
amore, ma minacciati; la vita si trascina stanca­mente, occorre qualcosa di
nuovo: Gesù stesso, volto d’amore di Dio.
Il vino che viene a manca­re è esperienza quotidiana: viene a mancare quel ‘non- so-che’
che dà qualità alla vita, un non-so-che di e­nergia, di passione, di
entusiasmo, di salute che dia sapore e calore alle cose.
Come uscirne? A due con­dizioni.
«Qualunque cosa vi dica, fatela». Fate il suo Vangelo; rendetelo gesto e corpo;
tutto il Vangelo, il consiglio amabile, il comando esi­gente, la consolazione,
il rischio. E si riempiranno le anfore vuote della vita.
«Riempite d’acqua le anfo­re». Solo acqua posso por­tare davanti al Signore,
nient’altro che acqua. Ep­pure la vuole tutta, fino al­l’orlo. E quando le sei
anfo­re della mia umanità, dura come la pietra e povera co­me l’acqua, saranno
offer­te a Lui, colme di ciò che è umano e mio, sarà Lui a tra­sformare questa
povera ac­qua nel migliore dei vini, immeritato e senza misura. A Cana, gli
sposi non han­no meriti o diritti da van­tare. La loro povertà non è un
ostacolo, ma una op­portunità per il Signore, un titolo per il suo intervento.
Dio viene anche per me che non ho meriti; viene come festa e come gioia, come
vino buono, e conta non i miei meriti ma il mio bisogno.

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