San Francesco Saverio

VANGELO   (Mt 8,5-11) Molti dall’oriente e dall’occidente verranno nel regno dei cieli.
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un  centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in  casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e  lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto  il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.  Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a  uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio  servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In  verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così  grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e  siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Commento: Gesù è stupito della fede del Centurione, lo indica come modello per il nuovo Israele. Non serve più appartenere ad un popolo per incontrare Dio, non è più necessario nascere in un determinato contesto sociale per convertirsi. Dio, ecco l’immensa novità del Natale, si rende accessibile ad ogni uomo, si lascia incontrare da chi è disposto a forgiare le spade in vomeri e le lance in falci, da chi non usa la propria appartenenza etnica o geografica per giustificare la violenza. Così san Paolo porterà con coraggio questo messaggio alle nazioni, superando i ristretti confini della casa di Israele, pagando sulla propria pelle la fatica di operare questa scelta controcorrente. All’inizio del nostro percorso di avvento, la liturgia ci invita ad assumere un doppio atteggiamento: riconoscere l’opera di Dio in ogni uomo, in ogni esperienza autenticamente umana, ammirando l’universalità della proposta cristiana e raddoppiare lo sforzo per superare il conformismo e l’abitudine. Vaccinati al Natale, professionisti del sacro, abitudinari del cattolicesimo, corriamo il rischio di non stupirci più della venuta di Dio e, quel che è peggio, di non stupire più Dio, che si meraviglia davanti all’inattesa, fresca e trasparente fede del centurione pagano.      

 

Il Santo del giorno:  Ripensiamo al ministero apostolico di san Francesco Saverio, per ammirare il dinamismo che lo animò sempre.  San Francesco Saverio fu mandato nelle Indie, come dire, allora  nel  1542  all’estremità del mondo, dove si arrivava con viaggi lunghissimi e  pieni di pericoli. Subito si diede all’evangelizzazione, ma non in un  solo posto, bensì in numerose città e villaggi, viaggiando continuamente, senza temere né intemperie nè pericoli di ogni genere. E  non si accontentò delle Indie, che pure erano un campo immenso di  apostolato, che sarebbe bastato per parecchie vite d’uomo. Egli era  spinto dall’urgenza di estendere il regno di Dio, di preparare dovunque  la venuta del Signore e così, dopo appena due anni, giunge a Ceyfon e  poi ancora più lontano, alle isole Molucche. Torna in India per  confermare i risultati della sua evangelizzazione, per organizzare, per  dare nuovo impulso all’opera dei suoi compagni, ma non vi rimane a  lungo. Vuoi andare ancora più lontano, in Giappone, perché gli hanno  detto che è un regno molto importante, ed egli spera che la conversione  del Giappone possa influire su tutto l’Estremo Oriente. E in Giappone  riprende i suoi viaggi estenuanti, estate e inverno, sotto la neve, con  fatiche estreme. Torna dal Giappone, ma il suo desiderio lo spinge verso  la Cina. Ed è proprio mentre tenta di penetrare in questo immenso impero che muore nell’isola di Sanchian nel 1552.  In una decina di anni ha percorso migliaia e migliaia di chilometri,  malgrado le difficoltà del tempo, si è rivolto a numerosi popoli, in  tutte le lingue, con mezzi di fortuna. Tutto questo rivela un dinamismo  straordinario, che egli attingeva nella preghiera e nella unione con il  Signore, nella unione al mistero di Dio che vuole comunicarsi.  Anche Gesù, per venire in mezzo a noi, ha superato una distanza  infinita: ha lasciato il Padre, come dice il Vangelo giovanneo, per  venire nel mondo. E nel suo breve ministero di tre anni ha continuato  questo viaggio: si spostava continuamente, non aspettava che la gente  andasse da lui, ma percorreva città e villaggi per annunciare la buona  novella del regno.  E ora? Ora, se si vuole che Gesù venga, bisogna agire nello stesso modo:  non aspettare che gli altri vengano da noi, ma andare noi da loro.  San Francesco Saverio ha dovuto fare viaggi enormi, è continuamente  andato verso gli altri, sospinto dall’urgenza di preparare dovunque la  venuta del Signore, e in questo modo ha preparato la venuta del Signore  in se stesso. Dopo essersi estenuato, dopo aver speso tutte  sue forze,  la sua intelligenza, il suo cuore, egli riceveva il Signore a tal punto  che lo supplicava di limitare un po’ le grazie di cui lo inondava.  suo viso era radioso, il suo cuore fremeva, si dilatava: egli aveva  seguito in pieno l’ispirazione che il Signore gli aveva dato e per  questo il mistero di Cristo si rinnovava nel suo intimo. Andare agli  altri, senza aspettare che siano essi a venire: ecco la missione della  Chiesa, la missione di ogni cristiano, ognuno nella sua situazione  concreta. Se vogliamo che il Signore venga a noi, noi dobbiamo preparare  la sua venuta negli altri, dobbiamo andare da loro, corrispondendo al  dinamismo della misericordia divina.  È questa la rivelazione del Nuovo Testamento, che completa quella  dell’Antico: la rivelazione di una misericordia che si diffonde, sempre  più lontano.  Accogliamo la rivelazione di questo dinamismo dell’amore che viene da  Dio: se vogliamo ricevere Cristo in noi dobbiamo essere pronti a  portarlo agli altri, seguendo questo movimento che ci porta sempre fuori  di noi stessi, verso gli altri con grande amore.  E questo l’insegnamento che ci viene dalla vita di san Francesco  Saverio, in modo impressionante. Per ricevere l’amore di Dio bisogna  trasmetterlo, per riceverlo di più bisogna averlo dato agli altri molto  fedelmente, molto generosamente. Domandiamo al Signore la grazia di  corrispondere davvero al desiderio del suo cuore.

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