Il Perdono

“Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo” (Efesini 4:32).

Per molte persone la parola “perdono” non ha alcun senso. Un episodio di risentimento lo troviamo descritto perfino negli evangeli. In viaggio verso Gerusalemme, Gesù aveva bisogno di ospitalità forse per il pernottamento. Per questo dalla schiera dei discepoli partirono Giacomo e Giovanni per domandare ai samaritani del vicino villaggio qualche posto per l’alloggio. Ma i samaritani sono duri e non trattano coi giudei! Ci sono vecchi attriti storici e religiosi che hanno sempre impedita una leale amicizia tra i due popoli, perciò essi non intendono ricevere Gesù. I discepoli vogliono vendicarsi di un simile atteggiamento e dicono: “Signore vuoi tu che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi?”. L’Evangelo dice che Gesù sgridò i discepoli. Li sgridò come sgridò gli spiriti immondi e come sgridò il mare in tempesta. Era necessario che nel loro cuore albergasse il sentimento della carità e che imparassero a perdonare. La legge del perdono è la grande rivoluzione spirituale che il cristianesimo ha introdotto nel mondo. Per gli antichi esisteva la legge del “fai come ti è stato fatto”. Se uno ti spezza un dente, spezza anche tu il dente all’avversario, se uno ti acceca un occhio, cava l’occhio al tuo avversario. Ed i giudei, che erano educati religiosamente, dicevano di perdonare fino a tre volte.

L’apostolo Pietro parlando con Gesù va oltre: “Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù a lui: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Matteo 18:21-22). Gesù non voleva porre un limite matematico facendo pensare che si dovesse perdonare 490 volte e poi si è liberi di vendicarsi. No, egli esclude in senso assoluto il sentimento di vendetta, dovendosi perdonare sempre, senza limiti. Bisogna che si segua la pratica del Padre che è nei cieli. Egli è largo nel perdonare, dice il profeta Isaia. Egli fa risplendere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Nel Salmo 103 troviamo scritto: “Quanto i cieli sono alti al disopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono. Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre trasgressioni. Come un padre è pietoso verso i suoi figliuoli, così è pietoso l’Eterno verso quelli che lo temono. Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere” (vv. 11-14). Come cristiani, siamo chiamati ad agire alla maniera di Cristo che ci insegna un metodo nuovo dicendo: “Non contrastate al malvagio” (Matteo 5:39), ed anche: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano… Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?… Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:44-48). Gesù ha realizzato pienamente queste parole nella sua vita, non solo perdonando un gran numero di peccatori, ma chiamando “amico” Giuda Iscariota, pur sapendo che stava per tradirlo. E quando sul legno della croce, inchiodato, sente l’insulto dei suoi carnefici, Egli dice: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34). In Matteo 18 vi è la parabola del servitore spietato. Essa inizia dicendo che il Regno dei Cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servitori. Gliene fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti, una somma rilevante che corrisponde a 60 milioni delle nostre lire. Ma il servitore non aveva di che pagare. Il re dispose che fosse venduto schiavo lui insieme alla moglie ed i figli. Ma egli gettatosi ai piedi del re disse: “Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto”. Il re, mosso a compassione, gli rimise il debito. Ma quel servitore a sua volta doveva ricevere del denaro da un suo compagno, una somma assai modesta di solo 100 danari, circa 90 lire. Il modo con cui gli chiese il danaro fu violento: gli strinse fortemente la gola quasi a farlo morire dicendo: “Paga quello che devi!”. Il poveretto chiese di aver pazienza con lui, ma il crudele creditore lo fece mettere in carcere finché non gli avesse pagato il debito. La cosa fu saputa dal re il quale, mandando a chiamare il servitore a cui aveva rimesso il debito, gli disse: “Malvagio servitore, io t’ho rimesso tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, com’ebbi anch’io pietà di te?”. Il re lo consegnò in mano degli aguzzini che lo avrebbero trattenuto fino al tempo del pagamento di tutto il debito. La parabola aggiunge una parola che è valida per noi: “Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello”. Il che significa che il Signore non ci userà misericordia se a nostra volta non usiamo misericordia. Il debito del nostro fratello è piccolo, rispetto a quello che abbiamo noi col Signore. La nostra ribellione a Dio costituisce il debito impagabile dei diecimila talenti. Dio perdona solo se a nostra volta perdoniamo di cuori i nostri debitori. Questa prassi è tanto importante nella legge di Dio che Gesù l’ha inclusa nella preghiera modello: “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori” (Matteo 6:12). E l’apostolo Paolo scrive: “Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo” (Efesini 4:32). Vogliamo concludere ricordando l’insegnamento biblico riguardante il perdono dei peccati e la salvezza. Ogni essere umano è peccatore per natura, e a causa del peccato è caduto, separato in modo irrimediabile da Dio, e condannato alla morte eterna. Questa è la condizione di tutto il genere umano, nessuno escluso. Dio, essendo santo e giusto, deve condannare il peccato, e ciò implica la morte del peccatore (Ebrei 9:22). Ma, nella sua misericordia e amore, Dio ha dato all’uomo la possibilità di essere perdonato da ogni peccato, reso giusto, riconciliato con Dio e, da creatura di Dio, diventare figlio di Dio. Gesù Cristo, il figlio di Dio, è venuto nel mondo a morire per noi, affinché la morte che doveva colpire noi in quanto peccatori, cadesse su di Lui, il Signore e Creatore di ogni cosa! Chiunque crede in Lui, nel suo sacrificio, e abbandonato ogni peccato, Lo accetta come personale salvatore e Signore, è salvato e riconciliato con Dio. Ciò implica il perdono dei peccati, e la giustificazione del peccatore non per la propria giustizia, ma per la giustizia di Gesù Cristo stesso. Questo però può avvenire a una sola condizione: che vi siano il ravvedimento e la fede in Gesù Cristo. Bisogna cioè riconoscere umilmente davanti al Signore il proprio stato di peccatori caduti e separati da Lui, abbandonare i propri peccati e credere in Gesù. “Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento” (Luca 15:7).

Questa voce è stata pubblicata in Ricerca della Verità. Contrassegna il permalink.