Con Maria coltivare la speranza nella vita

Quando la sacra Famiglia si stabilisce a Nazaret, comincia la vita nascosta dell’Emmanuele, del Dio che abita tra noi. Per Maria, nella gioia di questa intimità, non è difficile osservare una specie di “notte della fede”. Maria e Giuseppe sanno, per fede, che il bambino che essi allevano, è il Figlio di Dio. Ma quello che essi fanno è cosa così piccola, così umile, così monotona che la sproporzione tra i gesti quotidiani e la loro dimensione invisibile è incommensurabile. “Regnerà per sempre” ha detto l’angelo dell’Annunciazione e là bisogna preparare i pasti, fare il pranzo, lavare la biancheria, fabbricare mobili ed opere di carpenteria, accogliere i vicini. E questo per tanti anni… Tutti i genitori sono chiamati a viverlo a loro modo questo mistero di fede. In un bambino handicappato – sia fisico che mentale – i progressi sono lenti e rari. Possono talvolta scomparire in un regresso inesplicabile. Anche qui Maria, madre di misericordia, ci aiuta a discernere tra la preoccupazione dell’efficacia, a suo modo legittima, e quella che si potrebbe chiamare, socchiudendo la porta della casa di Nazaret, l’efficacia invisibile della grazia nel cuore di tanti genitori. Camilla scrive: “Loïc, che ha diciotto anni, si comporta come un bambino di dodici mesi: devo nutrirlo, cambiarlo dieci volte al giorno, cantare, ballare, giocare con lui, portarlo a passeggio … Tutto il giorno … Tutti questi anni, e perché? Dato che il mio ragazzo non cresce, progredisce così poco. Ma, ne sono sicura, ogni gesto, ogni sforzo, i miei, quelli degli educatori, per quanto piccoli, per quanto modesti siano, conducono Loïc sul cammino della vita: Dio. Ecco la mia speranza”.

Jean Marie Lustiger

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