L’avversario e l’assistenza di Dio

Il combattimento spirituale ha come punto di riferimento anche la carne ed il sangue, termini che stanno a indicare la natura umana considerata nella sua limitatezza, fragilità e caducità, in contrapposizione a ciò che è spirituale, cosmico, sovrumano ed eterno. Si tratta di quella “carne” e di quel “sangue” che non possono venire in possesso del regno di Dio, a meno che vengano raggiunti dalla grazia rigenerante dello Spirito Santo. Con ciò Paolo afferma che non è propriamente questo il nostro bersaglio, ma colui che opera attraverso di noi. La nostra lotta si iscrive quindi in un contesto dalle dimensioni spazio-temporali inimmaginabili e ci presenta la vicenda umana come un implacabile scontro tra le potenze del bene e quelle del male. Queste ultime dispiegano la loro sinistra azione attraverso l’inganno (le insidie del diavolo), come si verificò fin dalle origini della storia umana e come continua a verificarsi. Infatti l’apostolo poco sopra aveva sollecitato i destinatari della lettera a “non essere più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’astuzia degli uomini, con quell’insidia che tende a trarre in errore”. Paolo enfatizza l’esito del combattimento spirituale ripetendo più volte lo stesso vocabolo: istamai, che significa opporsi, resistere, essere incrollabili, stare fermi. Vocabolo che troviamo anche nelle lettere di Pietro quando, parlando del “leone ruggente che va in giro cercando chi divorare”, mette in guardia: “Resistetegli saldi nella fede”. “Resistete a satana e fuggirà da voi”, ci assicura un altro apostolo del Signore. La vittoria è descritta nei termini di una risurrezione, dal momento che consiste nello “stare (in piedi)” davanti a Dio.

Antonio  Gentili  

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